Fin dall’antichità le piramidi d’Egitto, con la loro struttura imponente, hanno sempre suggestionato l’uomo. Avvolte dal fascino dell’eternità sono tra le strutture architettoniche più ammirate al mondo. Io ho avuto la fortuna di celebrare il leggendario Capodanno del 2000 a “Il Cairo”, come ultima tappa in Egitto dopo una crociera sul Nilo da Luxor ad Assuan. La bellezza dell’Egitto è sempre rimasta dentro di me e sono contento che, in un certo senso, anche Milano abbia la sua “piramide”. A me piace chiamarla la “Piramide di Herzog”.

La nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli è il primo edificio italiano progettato dallo studio di architettura Herzog & de Meuron.

È stato inaugurato il 13 dicembre 2016 e unanime è stato il giudizio che riconosce a questo palazzo, benché progettato per un committente privato, un importante ruolo urbano e di servizio pubblico nel rilanciare un pezzo della città di Milano. Rappresenta infatti un tentativo ben riuscito, anche se non terminato completamente, di connettere la zona di Paolo Sarpi, la Chinatown di Milano, con il più modaiolo corso Como. È in progetto la costruzione di una seconda “piramide” per terminare l’intervento di “ricucitura” del tessuto urbano. Il progetto ha una forte valenza e crea un forte impatto positivo su tutto il contesto di Porta Volta che non era mai stato recuperato in seguito al bombardamento del 1943.

Trovo molto innovativo la rielaborazione lunga e sottile del concetto di piramide trasparente intervallata da “tagli” sottili. Una elaborazione dal sapore molto milanese che richiama il profilo a lama del Grattacielo Pirelli e lo slancio delle sottili guglie del Duomo di Milano.

Se fosse un accessorio lo immaginerei come un tacco “scultura” a pianta piramidale. Un tacco sicuramente dal gusto “high tech”.
L’edificio a piramide è uno dei più importanti centri europei di documentazione e ricerca nei campi delle scienze storiche, politiche, economiche e sociali.
Spero vivamente che il progetto sia terminato perché rappresenta uno degli elementi più interessanti della “nuova” Milano.

Ph: Gianmarco Grimaldi

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