In questi tempi si parla tanto di lockdown, un termine inglese che grazie alla pandemia di corona virus è entrato a far parte del nostro linguaggio. Questa parola ha un suono che evoca una situazione “minacciosa” e, siccome è la prima volta che la sento usare in Italia, ho voluto approfondire.

Quando si usa la parola lockdown?

Il termine nasce dall’unione di due parole inglesi, “lock” e “down”, rispettivamente “chiudere” e “giù”.  Lockdown definisce un protocollo di emergenza che impedisce alle persone di muoversi da una determinata area per salvaguardarne la salute e, in taluni casi, la vita stessa. Questo è quanto accaduto nei mesi scorsi a Whuan e nella provincia dello Hubei in Cina e quanto sta accadendo anche in Italia e nel mondo. Questo tipo di protocollo di emergenza viene avviato solo dalle massime autorità.

In altri casi, come attentati, si può parlare di lockdown di edifici, attraverso il blocco delle porte. In questo modo nessuna persona può entrare o uscire. Se le persone si trovano in un corridoio, dovrebbero recarsi nella stanza chiusa e sicura più vicina.

Sicuramente il lockdown che stiamo vivendo è il più grande nella storia del mondo globalizzato. Volendo fare un paragone, in occasione degli attentati dell’11 settembre al World Trade Center di New York, fu creato un lockdown di tre giorni dello spazio aereo civile americano.

Spero che questa situazione di pandemia di corona virus in Italia e nel mondo si possa risolvere il più presto ed invito a rispettare il più possibile le regole imposte dal governo.

La boutique di accessori made in Italy “Daniele Giovani Milano”, quando terminerà il lockdown totale, userà tutte le possibili attenzioni per tutelare la salute delle clienti e del personale.

“Amor Vincit Omnia”

Ph: Gianmarco Grimaldi