Nel 2015, in occasione dell’Expo, è stato inaugurato a Milano il Mudec, il Museo delle Culture. È un luogo che amo particolarmente e mi piace spesso visitarlo.

È stato progettato dall’archistar David Chipperfield, all’interno dell’ex fabbrica Ansaldo di via Tortona, come operazione di recupero di archeologia industriale per diventare luogo in cui si possano incontrare le culture e le comunità.

L’interno, in cui si sviluppano diversi spazi distribuiti su 17.000 mq, offre ai visitatori molteplici proposte culturali.

Mentre il piano terra del Mudec è destinato all’accoglienza, al primo si sviluppa l’area espositiva che alterna le opere della collezione permanente con sale destinate a importanti mostre contemporanee. Vi è inoltre un teatro da trecento posti dedicato alle arti visive in cui si attuano anche performance.

Dal punto di vista architettonico il Mudec è costituito da forme squadrate rivestite di zinco e con una struttura in cristallo, illuminata 24 ore su 24, che s’inseriscono nell’edificio.

Nel Mudec si trova una vasta e preziosa collezione di oggetti storici che vengono da un mondo lontano, un mondo realizzato col legno, ossa e argilla ed eliminato con l’arrivo dell’epoca industriale. Queste opere meravigliose derivano per lo più da lasciti di missionari, esploratori, studiosi e collezionisti che, nei loro viaggi in paesi lontani avevano raccolto tanti oggetti di notevole importanza etnografica.

Se l’idea appare un po’ noiosa, dovete ricredervi subito. Gli oggetti mantengono qualcosa di sacro, la loro disposizione consente d’immaginare terre lontane e viaggiare nel tempo.

Collezioni di maschere sub-sahariane, ceramiche giapponesi, manufatti metallici ottomani e persiani e ancora terrecotte e tessuti delle civiltà amerinde riprendono vita al Mudec posti nella loro giusta collocazione.

Infatti la sua funzione è quella di evocare in un solo edificio l’immensità e la diversità delle culture. Un’atmosfera mistica avvolge le sale e, vi assicuro, anima e cervello ne traggono beneficio.