Festival del cinema di Venezia 76: “Martin Eden” di Pietro Marcello.

Venezia è sicuramente una delle città che maggiormente amo. I palazzi leggeri e traforati, la luce dorata e soffusa, l’acqua della laguna che penetra nell’anima e tranquillizza, mi trasmettono un senso di pace che solo qui riesco a trovare.

È una città che ho visitato in tutti i periodi dell’anno e sempre mi ha trasmesso sensazioni positive. Città capace di eventi folcloristici e culturali, tra cui ricordo il Carnevale e la Biennale a cui si collega il Festival del Cinema, il più antico del mondo. Questa edizione è stata la 76esima e si è svolta tra la fine d’agosto e l’inizio di settembre.  Il Festival in realtà si svolge al Lido, isola tra la laguna e il mare, diversa e particolare, moderna ma non priva di fascino.

Indubbiamente al Festival si collega una scenografia ambientale unica, che conferisce all’evento una sorta di magia. A questa contribuisce anche l’insieme dei “rituali” che vivono le attrici e gli attori: l’arrivo col taxi acquatico, lo splendore degli abiti, la massa dei fotografi, il passaggio sul Red Carpet,  la folla per gli autografi. Il divismo mostra il suo volto più elegante e mondano..

Quest’anno ho avuto la possibilità di vivere, come blogger, tutti questi momenti.

Il mia passaggio sul Red Carpet, non senza una certa emozione, è avvenuto in occasione della proiezione nella Sala Grande del film Martin Eden del regista italiano Pietro Marcello. Il cast era di grande qualità tanto che Luca Marinelli ha vinto il premio per il miglior attore salutato a fine proiezione da una standing ovation.

Il film, ambientato all’inizio dell’Ottocento è  liberamente ispirato a un romanzo di Jack London, parla di un giovane marinaio napoletano di modeste origini ma estremamente coraggioso. Riesce a salvare da un pestaggio Arturo Orsini di famiglia benestante. Presentato alla famiglia, s’innamora a prima vista della sorella. La famiglia però non acconsente al fidanzamento e Martin Eden s’impegna accanitamente nello studio per diventare famoso scrittore. Nonostante il successo,  la storia avrà un epilogo drammatico.

Oltre all’indubbia bravura di Luca Marinelli, mi ha molto colpito il commento musicale che mescola Debussy a Teresa De Sio con estrema libertà creando una sonorità particolare e intensa.